Francesco De Gaetano

ARIA INDOOR cosa respiriamo veramente in casa

Che aria tira a casa tua? Non intendo sapere come vanno le relazioni familiari o con la tua coinquilina. Vorrei sapere cosa respiri. Qual è la qualità dell’aria che immetti nei polmoni quando sei a casa o in ufficio.

Devi sapere che gran parte del nostro tempo lo trascorriamo in ambienti confinati. Casa, mezzi di trasporto, luoghi di lavoro, luoghi dedicati allo svago, ovvero palestra, teatro, museo, biblioteca.

Sai quanto tempo trascorriamo al chiuso?

  • In media il 90% del totale vale a dire circa 22 ore al giorno

Quando si parla di inquinamento indoor, si è portati subito ad associarlo all’inquinamento atmosferico.

affrontando questo argomento durante i miei seminari la risposta tipica che ho dai miei interlocutori, di solito è:

“Vuoi mettere però l’inquinamento esterno. Con quello che respiriamo fuori di casa mi devo preoccupare dell’aria che respiro a casa?”.

Le considerazioni che ho elaborato nel corso degli anni, riguardo tali reazioni, sono 3

La prima

La percezione della REALTA’

Difficilmente si mette in relazione l’inquinamento indoor con quello outdoor, ma si è propensi a metterli in contrapposizione, come se l’uno sia costretto primeggiare sull\’altro per definirsi realmente pericoloso per la salute. Come se dovessi scegliere il male minore o considerare la pericolosità del primo irrilevante rispetto alle abitudini a cui siamo sottoposti e alle influenze esterne, e non direttamente controllabili, alle quali non possiamo sottrarci.

E questo ci porta alla Seconda considerazione

La percezione della PERICOLOSITA’

Si giudica la pericolosità degli agenti inquinanti rilevati all’esterno di gran lunga superiore a quelli rilevati all’interno degli spazi chiusi. Si ha l\’errata percezione che l\’aria indoor sia per forza di cose salubre.

In poche parole si sottovaluta la pericolosità delle nostre case, anzi non ci si pone nemmeno il problema. Problema che, come vedremo in seguito, è abbastanza preoccupante per la nostra salute

Terza considerazione

La percezione del TEMPO

Si è portati a pensare che il tempo diurno trascorso all’aria aperta, cioè in ambienti non confinati, sia superiore a quello reale, a quello effettivamente trascorso durante la giornata.

Si ha la percezione di stare più tempo fuori dagli spazi confinati perché si associa lo spazio aperto allo stare fuori casa, non considerando né gli spostamenti né che gran parte degli spazi dedicati ad attività che non siano casa o lavoro, sono per lo più confinati.

Percepiamo cioè le ore dedicate ad attività extra lavorative come trascorse all’aria aperta, per il semplice fatto che, magari, ci stiamo rilassando o svagando facendo una attività non stressante come potrebbe essere quella di visitare un museo o andare al cinema, piuttosto che stare in piscina

La relazione tenuta dal pool di esperti del gruppo di studio appositamente istituito dal Ministero della Sanità parla espressamente di alcuni inquinanti provenienti dall’esterno e di contro dice che la maggior parte di essi sono prodotti all’interno degli ambienti confinati.

Le fonti relative all’inquinamento atmosferico sono ovviamente ben visibili e le notizie a riguardo risalgono a diversi decenni. Diversamente le fonti di inquinamento indoor sono molto meno visibili e la problematica relativa ad essi è stata affrontata da molto meno tempo. Per questo si è portati a pensare quest’ultimi meno pericolosi dei primi.

In realtà, così come riporta la relazione inquinamento \”indoor – outdoor\” dell’Accordo Stato-Regioni, I livelli di concentrazione che gli inquinanti raggiungono all\’interno degli edifici generalmente sono uguali o superiori a quelli dell\’aria esterna e soprattutto le esposizioni \”indoor\” sono maggiori di quelle \”outdoor\”. Dei numerosi inquinanti considerati dalle leggi vigenti, soltanto l\’ozono ed il biossido di zolfo sono prevalenti nell\’aria atmosferica.

Conclusione: alla concentrazione degli inquinanti si aggiungono il numero e la frequenza delle esposizioni

Il rapporto \”indoor/outdoor\” (I/O) tra le concentrazioni e tra le esposizioni relativamente a diversi inquinanti dell\’aria è stato affrontato in maniera approfondita in uno studio condotto dall\’IEMB (Indoor Environment Management Branch) dell\’EPA.

Dall’analisi dei dati risultò che:

  • le concentrazioni \”indoor\” riscontrate sono generalmente da 1 a 5 volte maggiori
  • l\’esposizione \”indoor\” è da 10 a 50 volte superiore all\’esposizione \”outdoor\”.

QUALI INQUINANTI

Il termine “agente inquinante” è usato per definire qualsiasi sostanza liberata nell’ambiente come sottoprodotto dell’attività umana: alcuni sono un surplus di sostanze già presenti in natura, come l’ozono, il radon e l’anidride carbonica, altri sono elementi chimici di sintesi.

Molti agenti inquinanti vengono assorbiti e metabolizzati dall’uomo o dall’ambiente senza conseguenze rilevanti per la salute, altri, invece, non esistono concentrati in natura e, una volta entrati per qualsiasi motivo nelle catene biologiche, sono difficilmente scomponibili.

Come è tristemente noto, gli agenti inquinanti più pericolosi sono quelli che provocano mutamenti nelle cellule dell’organismo umano.

Andiamo dagli agenti più pericolosi quali i cancerogeni, i mutageni e i teratogeni a quelli nocivi ma di pericolosità inferiore quali gli aeropatogeni, come virus e batteri, e gli allergeni.

Gli agenti inquinanti presenti all’interno degli ambienti confinati vengono suddivisi in tre categorie:

  • INQUINANTI CHIMICI
  • INQUINANTI FISICI
  • INQUINANTI BIOLOGICI

e provengono essenzialmente da

  • Gas di combustione
  • Esalazione dai prodotti domestici e per attività
  • Concentrazione pericolose di gas
  • Particelle di polvere, aria e acqua

INQUINANTI CHIMICI: MONOSSIDO DI CARBONIO (CO)

È un Gas incolore e inodore, più leggero dell’aria. E’ un forte veleno e la sua pericolosità e dovuta alla sua capacità di legarsi all’emoglobina 220 volte circa di più rispetto all’ossigeno. A seconda delle sue concentrazioni nel sangue, si possono manifestare disturbi alla vista, cefalea, stanchezza, vertigini e nausea.

Negli ambienti domestici, insufficientemente ventilati, in cui vengono usate caldaie e cucine a gas possono verificarsi elevate concentrazioni di monossido di carbonio a causa della combustione in carenza di ossigeno. Si sprigiona nella Combustione dei fornelli di stufe a gas, a legna e a carbone, nel fumo di sigaretta e di caminetti.

E’ necessario mantenere in perfetta efficienza le apparecchiature domestiche in cui si producono combustioni, mantenere ventilati, con aperture verso l’esterno, tutti i locali ove funzioni un apparecchio per riscaldamento a fiamma libera. Ventilare la cucina durante la cottura e isolare l’ambiente cucina dagli altri locali di soggiorno. Preferire caminetti a chiusura d’aria con prese d’aria esterne. Qualora si disponesse di un garage addossato alla casa (o nel seminterrato con scala diretta) evitare di tenere il motore acceso quando l’auto si trova all’interno.

INQUINANTI CHIMICI: OSSIDO E BIOSSIDO DI AZOTO (NO – NO2)

L’ossido e il biossido di azoto sono composti gassosi dell’azoto (N) e dell’ossigeno (O) che si generano nei processi di combustione.

Dal punto di vista tossicologico, che è quello che più ci preme, il più conosciuto è il biossido d’azoto (NO2).         Negli edifici, ovviamente, le concentrazioni più elevate si riscontrano negli ambienti in cui vengono utilizzate cucine e stufe a gas, a kerosene e anche a legna. 

Quando le condizioni della ventilazione degli ambienti confinati sono insufficienti, gli ossidi di azoto risultano irritanti e dannosi per la salute.

Possiamo avere un probabile abbassamento della soglia di sensibilizzazione a vari allergeni, incremento della frequenza di sintomi respiratori cronici. In soggetti asmatici l’incremento del numero di episodi broncospastici e una ridotta risposta alle terapie. Inoltre, l’ossido di azoto è ritenuto causa di infezioni respiratorie e di broncocostrizioni.     

Precauzioni: Ventilare la cucina durante la cottura, cosa che non dobbiamo dare mai per scontata.  Isolare l’ambiente cucina dagli altri locali di soggiorno. Non fumare nei locali di soggiorno prolungato e in particolare nelle camere da letto.

INQUINANTI CHIMICI: ANIDRIDE SOLFOROSA (SO3)

Anch’essa è un gas incolore dall’odore pungente che si forma per combustione di materiali contenenti zolfo. Nella fattispecie, cherosene, olio combustibile e alcuni gas di origine naturale.

Durante la stagione invernale aumenta la sua concentrazione nell’aria esterna. Tale aumento è dovuto all’attività degli impianti di riscaldamento, scarichi di auto, stufe a cherosene

Superata una certa concentrazione, l’anidride solforosa, si lega all’umidità delle mucose, con la conseguente formazione di acido solfidrico. Il quale acido solfidrico risulta molto irritante per gli occhi, per il naso e per la gola. Le misure di protezione suggerite sono la ventilazione degli ambienti nelle ore di minor traffico, utilizzando possibilmente le finestre più interne. Evitare l’uso di stufe a cherosene

INQUINANTI CHIMICI: FORMALDEIDE (CH2O)

E giungiamo ad uno degli inquinanti più presenti e più pericolosi: la formaldeide.

La formaldeide, infatti, è un componente presente nelle formulazioni di molti prodotti sintetici usati nell’industria, soprattutto leganti e adesivi.  Presente in natura come prodotto del metabolismo ossidativo in molti sistemi viventi e dei processi di combustione, la formaldeide è un gas incolore e dall’odore acre, è molto solubile in acqua e reattiva in molte sintesi.   

Dove troviamo la formaldeide, in quali prodotti è presente?

Negli adesivi, nelle vernici, negli impregnanti e nelle resine ad esempio.

Nei materiali da costruzione, in quelli per finitura e nei materiali per arredamenti:

–              Pannelli di legno compositi, truciolari

–              Carte da parati, tessuti sintetici, moquette e rivestimenti plastici

–              Schiume poliuretaniche

La troviamo anche nei prodotti per l’igiene e la manutenzione della casa:

–              Insetticidi, antitarme, tarlicidi. Nei Prodotti per il bricolage

Persino nella Cosmesi: è presente infatti nella formulazione degli smalti per unghie, che difatti hanno il classico odore da solvente, in molti shampoo e balsamo per capelli. Infine compare nell’evaporazione dei derivati del petrolio (più specificatamente benzine) e nei processi di combustione e  fumo di sigaretta

La formaldeide risulta molto irritante per le mucose e potenzialmente cancerogena. Sul breve periodo gli effetti sono irritazioni, infiammazioni, in particolar modo delle vie respiratorie e delle mucose, disturbi della vista, nausea, eczemi. Nel lungo termine può dare effetti genotossici e forme tumorali.

 Andiamo a vedere quali sono le misure di protezione da adottare nel caso della formaldeide

NELLE COSTRUZIONI

È necessario procedere alla verifica dei componenti dei materiali di costruzione e di finitura. Preferire, inoltre, materiali di finitura esenti da solventi sintetici

MANUTENZIONE

Porre attenzione ai prodotti per la pulizia e manutenzione soprattutto alla loro chiusura e relegarli, lontani dalle scorte alimentari, per il semplice fatto che gli alimenti secchi assorbono facilmente ogni sostanza così come le componenti grasse dei cibi assorbono gli inquinanti volatili. Per la manutenzione degli arredi in legno preferire olii e cere naturali e detergenti a base vegetale. Durante e dopo le operazioni di pulizia e di manutenzione provvedere a ventilare frequentemente i locali in maniera particolare se si è in presenza di fumo di sigaretta. Evitare, comunque, di fumare negli ambienti confinati soprattutto durante le fasi di lavorazione o di posa di materiali contenenti formaldeide.

Scegliere piante che aiutino a ridurre la concentrazione da formaldeide come ad esempio la dracena, lo spatifillo e il filodendro la dracena. Oltre a filtrare l’aria, aumentano il tasso di ossigeno nell’ambiente, regolano la percentuale di umidità e la concentrazione di ioni nell’aria.

INQUINANTI CHIMICI:  VOC:                      IDROCARBURI CLORURATI IDROCARBURI AROMATICI E POLICICLICI AROMATICI ALCANI, CICLOALCANI, ALDEIDI, TERPENI

Parliamo di composti organici volatili spesso caratterizzati da odori pungenti.

Li troviamo presenti nella composizione di innumerevoli prodotti industriali e in numerosi materiali da costruzione e per finitura e dai quali vengono successivamente rilasciati per lenta emissione. Normalmente vengono rilevati nell’aria interna associati fra loro in miscele complesse.

Adesivi, vernici, impregnanti resine li contengono nelle loro formulazioni di sintesi. Li troviamo, come appena detto, in numerosi materiali da costruzione e per finitura. Ma anche in arredamento: ad esempio nei pannelli di legno compositi, nei truciolari, nelle carte da parati, nei tessuti sintetici e nelle moquette, nei rivestimenti plastici, isolanti, e schiume poliuretaniche, e cos’ via). Prodotti per l’igiene e la manutenzione della casa Insetticidi, antitarme, e tarlicidi. Prodotti per il bricolage. Inoltre li troviamo presenti durante l’evaporazione di derivati del petrolio (soprattutto benzine) e nei processi di combustione, e nel fumo di sigaretta.

Gli effetti sulla salute umana variano in funzione del tipo di composto assorbito. Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze più comuni sono a carico delle vie respiratorie e delle mucose, dovute a intossicazione con conseguente sensazione di bruciore, irritazioni, infiammazioni. Inoltre si possono manifestare lacrimazione, fotofobia, disturbi della vista, nausea, oltre ad afonia, prurito, eczemi, difficoltà di concentrazione e astenia. Tali composti possiedono, quasi nella loro totalità, tossicità. Sia neurologica, che epatica, renale ed emopoietica. L’assorbimento prolungato può portare a gravi conseguenze, dando origine ad anemie aplastiche, effetti genotossici, leucemie, nonché neoplasie di cute e mucose e altre forme tumorali.

Relativamente alle COSTRUZIONI sarebbe opportuno procedere alla verifica dei componenti dei materiali, sia di costruzione che di finitura e riguardo quest’ultimi preferire quelli esenti da solventi sintetici

Passiamo all’ARREDAMENTO Optare per arredi realizzati con legno massello, con ridotto uso di colle, o nell’eventualità di elementi prefiniti accertarsi che siano esenti da formaldeide. Nel caso, invece, di pannelli in truciolare, preferire quelli con certificazione E1 a basso contenuto di formaldeide. Comunque è auspicabile evitare, arredi realizzati con pannelli truciolari, soprattutto nelle stanze di lungo soggiorno, nei bagni e nelle cucine, ambienti quest’ultimi dove la presenza dell’acqua aumenta la percentuale di umidità favorendo il rilascio dei composti organici volatili.

Preferire sempre tessuti naturali. Superfici assorbenti. Ridurre la presenza di tendaggi, moquette, tappeti e stuoie, che assorbono per poi rilasciarle, nel tempo, prolungandone l’azione.

Infine la MANUTENZIONE

La raccomandazione è sempre quella di chiudere bene i flaconi dei prodotti per la pulizia e manutenzione, confinarli in luoghi che rimangano lontani dalle scorte alimentari, per i motivi che abbiamo precedentemente illustrato. Scegliere per la manutenzione degli arredi in legno olii e cere naturali e detergenti a base vegetale

Ventilare spesso i locali della casa. Evitare i tarmicidi sintetici e direzionarsi su prodotti di origine vegetale e ovviamente rinunciare a fumare all’interno di ambienti indoor. A maggior ragione durante le fasi di lavorazione o di posa di materiali contenenti formaldeide           

INQUINANTI CHIMICI:   PENTACLOROFENOLO (PCP, C6Cl5OH)

Siamo giunti al pentaclorofenolo. È un idrocarburo clorurato, inodore, di forma cristallina e incombustibile.

La sua caratteristica è un’alta persistenza nell’ambiente e una scarsa biodegradabilità. Possiede, inoltre proprietà disinfettanti e fungicide. In soluzione si diffonde in forma gassosa, possiede un grado di purezza del 95% circa e contiene oltre a fenoli clorati con una percentuale che varia dal 4 all’8%, anche diossine policlorate.      

Dove lo troviamo. Lo troviamo presente in quei materiali per edilizia che vengono trattati contro funghi e insetti, in particolar modo nel legno destinato alla realizzazione di strutture e al legno per rivestimenti o per arredamento. Oltre al legno si utilizza nelle carte da parati, nelle pitture per interni, nelle formulazioni dei collanti, e nei sistemi idraulici da raffreddamento.

Viene utilizzato anche nell’industria della carta, in quella tessile, soprattutto nell’ambito del trattamento dei pellami, e nei prodotti per la pulizia per le sue caratteristiche disinfettanti

Il PCP è un potente veleno con bassissima biodegradabilità, che una volta assunto attraverso le vie respiratorie, la pelle e l’alimentazione, inibisce il passaggio dell’ossigeno verso l’interno delle cellule.

L’esposizione al Pentaclorofenolo, nel lungo termine o in casi di assunzione ripetuta: può avere effetti importanti sul sistema nervoso centrale, sui reni, sul fegato, sui polmoni, sul sistema immunitario e sulla tiroide. È presente nella lista dei possibili cancerogeni per l\’uomo e, Test effettuati sugli animali indicano la possibilità che possa provocare tossicità per la riproduzione e lo sviluppo umano.

Inoltre, dal punto di vista ambientale, il PCP risulta essere un inquinante ad alto rischio per l\’habitat marino. Le misure di protezione dal PCP sono rivolte a preservare, in prima battuta, il sistema respiratorio e quindi si raccomanda di provvedere all’installazione di impianti di aspirazione localizzata o l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Durante la lavorazione è necessario usare guanti e vestiario protettivo, indossare gli occhiali protettivi e mascherina, la visiera o la protezione oculare abbinata. Risulta ovvio, anche se molti eludono tale raccomandazione, non mangiare, bere o fumare durante il lavoro e lavarsi le mani prima di mangiare.

INQUINANTI CHIMICI:   PIOMBO

Il famigerato piombo, tristemente noto alle cronache ambientali e sanitarie è un metallo pesante noto per la sua capacità di ossidarsi a contatto con l’aria formando rapidamente una patina sulle superfici trattate

Formando il monossido di piombo quando si trova allo stato fuso per reazione con l’ossigeno. Viene impiegato nelle leghe metalliche per rendere le patine ancora più protettive. I suoi derivati sono presenti nelle vernici, nell’antiruggine e nei pigmenti per pitture e vernici (la famosa biacca). Poi viene utilizzato come attivatore e stabilizzante in alcuni materiali sintetici e nei Materiali plastici in PVC. È presente anche negli gas di scarico delle auto e nel umo di sigaretta

La sostanza può essere assorbita nell\’organismo per inalazione e per ingestione in maniera rapida quando disperso, soprattutto in forma di polvere. Tristemente noto per gli effetti che ha sul sangue, sul midollo osseo, sul sistema nervoso centrale, e periferico e sui reni, generando anemia, encefalopatia, neuropatia periferica, convulsioni, crampi addominali e danni renali.  In più risulta tossico per la riproduzione o lo sviluppo umano.            

Bisogna assolutamente evitare la rimozione delle vecchie vernici contenenti piombo senza l’ausilio di una protezione adeguata. Assolutamente vietato scaricare i residui delle vernici e dei smalti nelle condutture idrosanitarie anche se fossero dichiarati a basse o minime percentuali di piombo. Questo perché i fanghi derivanti dalla depurazione dei reflui urbani causano contaminazioni gravi del suolo e del sistema delle acque. E per completare le solite raccomandazioni relative alla lavorazione con materiali contenenti VOC, ossia, non mangiare, né bere o fumare durante la lavorazione stessa e lavarsi le mani prima di mangiare.

INQUINANTI CHIMICI:   BENZENE (C6H6)

Come sappiamo il benzene è un idrocarburo aromatico policiclico ottenuto per raffinazione del petrolio. E, quindi, un liquido ma poco solubile in acqua, miscibile però con solventi organici. Abbastanza volatile, risulta tossico e facilmente infiammabile.

È presente nel catrame di carbon fossile, ovviamente nei gas di scarico dei motori e nello smog, lo troviamo nei fumi della combustione di sostanze organiche e nel fumo di sigaretta.

Usato in maniera diffusa come solvente nelle miscele di carburanti, nella produzione delle resine sintetiche, nonché come antisettico. La metà del benzene prodotto, viene utilizzato per la produzione di stirene, da cui segue il polistirolo, di componenti idraulici e di pneumatici.

Inalazione e contatto con la pelle consentono al benzene di introdursi nell’organismo umano. Anche a basse concentrazioni risulta provoca reazioni quali vertigini, cefalea, irritazione della pelle e delle mucose. Molto più pericoloso per la salute in caso di prolungate esposizioni causando emorragie, leucemia, danni midollari, crampi e amnesia. Il benzene si è rivelato cancerogeno e mutageno.        

Evitare in maniera assoluta ogni contatto. Prevedere una adeguata ventilazione degli ambienti confinati con aspirazione localizzata. A protezione delle vie respiratorie, usare i dispositivi opportuni in caso di lavorazione, oltre a non mangiare, bere o fumare.

INQUINANTI CHIMICI: FUMO DI TABACCO (ETS)

Proseguendo arriviamo ad un agente inquinante che potrebbe apparire non più presente all’interno di spazi chiusi.

E invece risulta essere tutt’ora il principale inquinante.  Pensate che ancora oggi, nonostante se ne conosca la pericolosità, almeno un terzo della popolazione è esposto alla sua azione.

Il Fumo di tabacco ambientale (ETS) è il fumo che viene inalato involontariamente dalle persone che si trovano vicino ad uno o più fumatori, il cosiddetto fumo passivo. La combustione del tabacco genera un complesso di oltre 4.000 sostanze chimiche sotto forma di particelle e di gas.

Tra i tanti componenti abbiamo il monossido di carbonio, la formaldeide, l’acido cianidrico, la, propanaldeide, l’acetonitrile, ammoniaca, toluolo, benzopirene, nonché il cadmio, il nichel, e lo zinco.

Quello che chiamiamo generalmente fumo è costituito da due componenti: mainstream sidestream.

Mainstream è la parte inalata e filtrata dai polmoni del fumatore, il sidestream quella legata direttamente alla combustione del tabacco e della carta in cui si riscontrano ed è quella appunto legata alla soprattutto di biossido di azoto, monossido di carbonio, nicotina, benzopirene, formaldeide, acetaldeide, acroleina e una notevole dose di particolato. La miscela risulta estremamente complessa; contiene gas, composti organici e particelle, fra i quali sono stati individuati centinaia di composti elementari, molti dei quali irritanti, tossici, cancerogeni o mutageni.

Sul breve periodo gli effetti del fumo passivo sono riniti e sinusiti, una possibile maggiore esposizione a bronchiti e influenze, oltre ad una riduzione delle difese immunitarie, e l’accelerazione dei processi di invecchiamento. L’esposizione al fumo di tabacco viene associata a casi di aborto e di nascita prematura, basso peso alla nascita, di malformazioni congenite.

Ampiamente dimostrata una relazione di causa ed effetto tra l’esposizione passiva al fumo dei genitori e le patologie delle vie aeree quali tosse, catarro, sibili, e dispnea (mancanza di fiato) in bambini nei primi anni di vita e per l’asma in quelli in età scolare. Negli adulti, l’aumento del rischio di malattie respiratorie croniche, di infarto del miocardio e cancro del polmone è molto elevato.

Accanto al fumo attivo detto “di prima mano” (First-Hand Smoking – FHS) ] e al fumo passivo “di seconda mano” (Second-Hand Smoking-SHS), esiste anche il fumo di “terza mano” (Third-Hand Smoking – THS, cioè i residui tossici rilasciati nell’ambiente da sigarette spente che vanno a depositarsi su vestiti, tappezzeria, oggetti, mobili e persino sulla pelle. Anche il fumo di terza mano può essere inalato ed è molto pericoloso per la salute, soprattutto dei bambini.

Come ampiamente risaputo, il ministero della Salute consiglia vivamente di non fumare negli ambienti chiusi, soprattutto in macchina e in presenza di bambini e donne in stato di gravidanza e di malati cronici. Se proprio si e decisi a fumare, malgrado tutto, in ambienti chiusi, sarebbe opportuno farlo in un solo spazio abbastanza aerato, ed evitare assolutamente le camere da letto, proprio per il cosiddetto fumo di terza mano.

INQUINANTI FISICI

Il radon, i campi elettromagnetici (CEM) e il rumore sono gli agenti inquinanti fisici anch’essi responsabili di una cattiva qualità dell’aria indoor.

Del radon parleremo subito dopo

Dei campi elettromagnetici accenniamo quanto riportato dal Ministero della salute che definisce l’inquinamento elettromagnetico come fenomeno legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti dagli impianti radio-TV e per telefonia, impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica , centrali di produzione fino all’utilizzatore in ambiente urbano (elettrodotti), impianti per lavorazioni industriali, tutti quei dispositivi che per funzionare richiedono un’alimentazione di rete elettrica (tipico esempio sono gli elettrodomestici).

INQUINANTI FISICI: IL RADON (Rn)

Il radon è un gas nobile naturale radioattivo, è incolore e inodore, ed è caratterizzato da una marcata pesantezza (ben 8 volte più dell’aria) con conseguente facilità di ristagno negli ambienti. Presente nel suolo, La sua formazione continua avviene per disintegrazione radioattiva del radio.

La presenza di radon all’interno degli edifici è dovuta quasi sempre alla penetrazione dal sottosuolo e alla successiva diffusione tramite canali, tubature e scale. A questo si aggiunge la leggera radioattività di alcuni materiali da costruzione. Fattori fisici e meteorologici influenzano poi l’emanazione del radon all’interno degli ambienti indoor.

Il radon è presente in alcuni materiali da costruzione naturali e più precisamente in alcuni graniti, tufi, lava, basalto, pozzolane, alcune argille, gessi; in alcuni materiali provenienti dal riciclaggio di materiali contaminati, per esempio alcuni cementi e ceramiche prodotti con scorie di altoforno, mattoni di fanghi rossi (scarti di produzione dell’alluminio), gesso fosforoso.

Ciò che determina per gli effetti sulla salute sono i prodotti di decadimento del gas, più che il gas stesso perché questi prodotti vengono trattenuti nelle vie respiratorie e si accumulano nell’ambito bronchiale e polmonare.

Il radon decade con un’emivita, vale a dire il tempo di dimezzamento dell’isotopo del rado, pari a 3,8 giorni, dando origine al polonium-218 e al polonium 214, altamente radioattivo, che aderendo al materiale corpuscolato possono depositarsi nei polmoni. Numerosi studi hanno evidenziato correlazione esposizione al radon e una elevata incidenza di cancro broncopolmonare.

Sul territorio italiano i valori di radioattività hanno variazioni notevoli. Con oscillazioni che vanno da poche unità fino a migliaia di Bq/mc. Le concentrazioni di radon negli edifici sono fortemente influenzate dalla loro struttura e dalle caratteristiche geologiche del terreno su cui sono costruiti. La scarsa ventilazione negli edifici, inoltre, determina l’innalzamento dei livelli di concentrazione del gas

Cosa fare in caso di sospetta o accertata radioattività ambientale:

Primo. Sigillare opportunamente crepe e eventuali fessurazioni delle solette interrate, le aperture delle intercapedini, i pozzetti o altre canalizzazioni provenienti dal sottosuolo

Secondo. Prevedere una aerazione forzata allo scopo di evitare accumulo di radon nei locali interrati e nei piani bassi

Terzo. Attuare una frequente ventilazione degli ambienti con particolare riguardo a quelli situati nei piani bassi e in presenza di fumo di sigaretta

Quarto. Visto che l’acqua che contiene il radon è utilizzata per la doccia, per cucinare o per altro, sapendo che il gas contenuto si libera nell’ambiente circostante e contribuisce al suo inquinamento è necessario arieggiare i bagni dopo aver fatto la doccia

INQUINANTI BIOLOGICI

Il rischio biologico è legato alla presenza nell’aria degli ambienti confinati di: microrganismi e parliamo di funghi, batteri, virus, parassiti e protozoi, allergeni indoor, vale a dire acari della polvere, allergeni di derivazione vegetale e animale e infine muffe.

I rischi per la salute associati alla presenza dei contaminanti biologici sono classificabili in tre tipologie: infettivo, tossico e allergico. Gli effetti si possono manifestare con diversa intensità. Diversa intensità dovuta ai vari fattori quali condizioni fisiche e la suscettibilità di ciascun individuo.

La presenza nell’aria indoor di agenti microbiologici rappresenta una fonte potenziale di trasmissione di alcune malattie infettive a carattere epidemico come: influenza, varicella, morbillo, polmonite, legionellosi, psittacosi-ornitosi, etc.

Il ministero della Salute elenca i seguenti microrganismi presenti nell’aria indoor sotto forma di bio-aerosol

E nella fattispecie

–              batteri di origine ambientale, appartenenti ai generi Bacillus o Micrococcus

–              batteri appartenenti ai generi Mycobacterium

–              batteri gram-negativi aerobi del genere Legionella.

–              microrganismi appartenenti ai generi Staphylococcus, Candida, Clostridium che, possono costituire, un rischio per la salute se presentati nelle specie patogene S. aureus, C. albicans;

–              virus: sono tra le cause più comuni di malattie infettive trasmesse in ambienti confinati, per le loro caratteristiche di elevata contagiosità e resistenza ambientale

–              endotossine e micotossine

Quando parliamo di antropotossine, parliamo di sostanze di rifiuto prodotte dalle normali attività fisiologiche umane: ovvero anidride carbonica, microrganismi, scaglie cornee, capelli e peli, e dispersione di virus e batteri. Le antropotossine provengono dalla respirazione, sudorazione, desquamazione e dagli starnuti

E’ ovvio che abitare una stanza significa anche contaminarne l’aria. Contaminazione che avviene attraverso le proprie attività fisiologiche che oltre a produrre antropotossine aumentano il calore e l’umidità relativa dovuta all’emissione di calore corporeo e di vapore acqueo proveniente dai polmoni e dai pori della pelle.

Sotto una determinata soglia di mc di aria/ora si manifesta malessere che può comprendere mal di testa, disturbi ottici, affanno, debolezza, deconcentrazione, determinati da effetti al sistema nervoso centrale. A prescindere dalle cause di inquinamento quali possono essere il fumo di sigarette o di combustione, presenza di sosta, le apparecchiature elettriche, sostanze nocive, l’aria indoor va rinnovata frequentemente.

Va garantito il cosiddetto cubo d’aria individuale che corrisponde a 25 mc di ricambio d’aria ogni ora.

Più le stanze sono piccole più i ricambi d’aria devono essere frequenti, soprattutto in presenza di serramenti efficienti privi di spifferi, con finestre su un solo lato, con poca luce naturale e quanto più le persone sono numerose

INQUINANTI BIOLOGICI:         PULVISCOLO ATMOSFERICO E BIOCONTAMINANTI POLLINI E GRAMINACE ACARO DERMATOFAGO

MICRORGANISMI PATOGENI E ALTRI BIOCONTAMINANTI: muffe, spore fungine, micotossine, amebe, alghe, batteri, virus, residui di insetti, escrezioni di animali e di parassiti

Il pulviscolo atmosferico è l’insieme di particelle solide o liquide che si trovano in sospensione nell’atmosfera, le cui dimensioni vanno dai 10–3 μm al micrometro. È composto da minutissimi frammenti di natura animale, vegetale e minerale, dei residui dei processi vitali, dell’erosioni, delle combustioni e prodotti dell’inquinamento,

All’interno degli ambienti confinati possono aggiungersi al pulviscolo atmosferico i residui della combustione di sigarette e di camini, pollini stagionali, muffe, acari, batteri e virus, residui organici umani e animali. L’insieme di tutti questi elementi è possibile trovarlo nella comune polvere di casa.

Gli allergeni indoor sono gli acari, i derivati epidermici di animali domestici, gli scarafaggi, i funghi o miceti.

Le fonti sono la respirazione, la sudorazione e la desquamazione dei tessuti biologici e delle formazioni cornee dell’organismo umano. Gli animali domestici, gli impianti di deumidificazione, gli impianti dell’aria condizionata. Abbiamo poi la proliferazione di microrganismi in ambienti umidi o scarsamente ventilati, o sui materiali sintetici e non traspiranti, come le superfici tessili, la carta da parati, i tappeti e la moquette.

Al netto delle differenze di reazione personali, e alle differenti risposte del singolo sistema immunitario, l’esposizione a questi agenti comporta l’insorgere o l’aggravarsi di infiammazioni e allergie, in maniera particolare a carico delle vie respiratorie, della pelle e delle mucose (con conseguenti riniti, sinusiti, bronchiti, asma, eczemi, congiuntiviti) e di sindromi infettive (quali raffreddori, influenze, polmoniti e malattie esantematiche)     

Le misure da adottare sono l’utilizzo di materiali da costruzione traspiranti e il più possibile naturali. La riduzione della presenza di ampie superfici assorbenti nell’arredamento come i tendaggi, moquette, tappeti, stuoie, tappezzerie. Il motivo sta nel fatto che tutte queste superfici sono ricettacolo ideale per pollini, muffe e acari. Inoltre assorbono le sostanze inquinanti occasionali (fumo di sigaretta, smog, solventi) per poi rilasciarle lentamente nell’ambiente. E la manutenzione ordinaria continua

Allergeni indoor e muffe

Molte specie fungine sono considerate di importanza allergologica tra cui in particolare l’Aspergillus fumigatus e l’Alternaria alternata. La presenza di funghi nell’ambiente è associata a condizioni ambientali a elevata umidità relativa che favorisce la loro crescita. Va ricordata la possibilità di sviluppo di alcune specie fungine nei sistemi di condizionamento dell’aria. La specie Alternaria causa un tipo di muffa, particolarmente diffusa in Italia, che cresce su frutta e verdura in decomposizione e in ambienti particolarmente umidi, rilasciando le sue spore soprattutto su carta da parati, tappeti e terriccio. La presenza muffe è una delle principali cause di reazioni allergiche quali asma, congiuntivite, rinite e dermatiti.

Infine nell’aria indoor possono essere presenti i pollini, allergeni tipicamente outdoor che penetrati dall’esterno possono accumularsi negli ambienti indoor, specialmente nelle stagioni in cui prevale il fenomeno delle pollinosi

Francesco De Gaetano

Architetto dal 1998, specializzato in progettazione residenziale e bioarchitettura. La cifra stilistica della mia progettazione è frutto di ascolto, analisi, ricerca ed esperienza trentennale. Un connubio tra funzionalità ed estetica, tra comfort e forma.     

FD project, il mio studio di architettura e interior design, è un laboratorio artigianale di design e progettazione, dove ogni progetto nasce dall’incontro tra creatività, pianificazione e una solida capacità di trovare soluzioni efficaci per affrontare ogni sfida realizzativa.

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